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Osteotomia

  • Slide Iacono 01

    Ortopedico Specialista in Chirurgia e in Ricostruzione Biologica Articolare

Lo scopo di questo intervento è quello di correggere le deviazioni dell’asse dell’ arto inferiore in maniera da ridistribuire il carico passante attraverso l’articolazione del ginocchio tra i compartimenti mediale e laterale, ottenendo una situazione meccanica più favorevole. Un disassamento anche modesto, infatti, non permette il normale equilibrio delle forze per cui il lato “più caricato” va incontro con il tempo ad una usura degenerativa (artrosi) progressiva. Le alterazioni dell’asse sono il varismo ed il valgismo.

Il varismo è la situazione anatomica in cui le ginocchia sono curve all’esterno mentre le caviglie si toccano: con gli anni porta ad un’artrosi del compartimento mediale del ginocchio.

Nel valgismo le ginocchia sono curve all’interno mentre le caviglie sono discoste: porta con il tempo ad un’artrosi del compartimento esterno del ginocchio.

Per la correzione del varismo si modifica l’asse della tibia laddove per il valgismo viene modificato l’asse del femore. In entrambi i casi la sezione dell’osso viene eseguita vicino all’articolazione nella zona metafisaria perchè qui l’osso ha maggior capacità di guarigione. L’osteotomia valgizzante di tibia viene effettuata mediante sezione parziale della tibia, asportando un cuneo osseo a base laterale e avvicinando le superfici di sezione (osteotomia per sottrazione) oppure sezionando l’osso medialmente ed allontanando le superfici di sezione (osteotomia per addizione con cuneo). 

Nello stesso intervento, l’osteotomia può essere associata ad una ricostruzione del legamento crociato anteriore o un trapianto meniscale o osteocartilagineo.

Le dimensioni del cuneo dipendono dall’angolo che si vuole raggiungere per ottenere l’effetto terapeutico desiderato. La correzione ottenuta va fissata con mezzi interni di fissazione metallici (placca e viti o cambra ).

Nell’osteotomia varizzante di femore, si esegue solitamente un’ osteotomia in sottrazione del femore, asportando un cuneo a base mediale, che viene fissata con una lama-placca e viti. Nello stesso intervento, l’osteotomia può essere associata ad una ricostruzione del legamento crociato anteriore o un trapianto meniscale o osteocartilagineo.

Perché fare l’osteotomia e non la protesi, visto che dovrò farla in futuro?

L’osteotomia nei pazienti al di sotto dei 60 anni permette di ridurre il dolore correggendo l’asse del ginocchio e non sostituendolo con una protesi. Dopo l’intervento, possono essere fatte tutte le attività desiderate, comprese lo sport, perché il ginocchio è quello “nativo” e ritarda la protesizzazione anche di 10-15 anni, spostando l’età della protesi intorno ai 70 anni. Ciò significa che si riduce il rischio di dover cambiare la protesi quando questa “si consuma” (la protesi ha, come tutte le cose meccaniche, una durata limitata, in media di 15-20 anni). Inoltre, non è detto che dopo l’osteotomia sia necessaria sicuramente una protesi.

Devo fare la RMN del ginocchio?

L’esame radiografico sotto carico nelle 2 proiezioni standard è l’esame più importante. Utile la speciale proiezione di Rosenberg per valutare il restringimento dell’interlinea articolare ed una sclerosi ossea subcondrale ben diversi dalla parte controlaterale dello stesso ginocchio o dall’altro ginocchio, se sano. La R.M.N. può essere utile per valutare i menischi, la cartilagine ed i legamenti. Nel caso di una loro lesione, possiamo associare all’osteotomia una ricostruzione legamentosa o cartilaginea o meniscale durante lo stesso intervento.

Quando mi ricovero? Quanti giorni resterò in ospedale?

Il ricovero avverrà lo stesso giorno dell’intervento. Sarà necessario un pre-ricovero, in cui verrà sottoposto a tutti gli esami di preparazione, a una visita anestesiologica e a una valutazione di tutti i possibili problemi in vista dell’intervento. Una volta operato, sarà accompagnato in camera subito dopo la radiografia di controllo post- operatoria o rimarrà in osservazione nella cosiddetta “recovery room” per almeno due ore, aspettando che finiscano gli effetti dell’anestesia. Il ginocchio, dopo la medicazione con cerotto, sarà fasciato con un bendaggio elastico e verrà posizionato un tutore in estensione. Su di esso potrà essere posizionato del ghiaccio. Il ricovero, compreso il giorno dell’intervento, dura 3-4 giorni (max 3 notti in ospedale).

Dopo l’intervento, quando posso riprendere la mia vita normale?

Dopo 2 mesi si può camminare senza le stampelle, il tutore viene abbandonato dopo 1 mese, si può guidare l’auto, e si può riprendere un lavoro di ufficio. Nel caso di attività con un carico fisico importante sul ginocchio, si ritarda di un altro mese.

Quali sono le possibili complicanze?

Nella maggior parte dei casi l’intervento non è seguito da complicanze. Le due principali complicanze potrebbero essere la tromboflebite ( formazione di coaguli nel sangue -trombosi – con possibilità di un distacco di frammenti e conseguente embolia) e l’infezione postchirurgica. Per evitare queste complicanze, tuttavia, saranno somministrati a scopo preventivo antibiotici e anticoagulanti. Poi ricordiamo la rigidità del ginocchio, la mancata consolidazione dell’osteotomia, che richiede una nuova sintesi, paralisi nervosa.

Dovrò fare dei controlli dopo l’intervento?

Sì, è meglio farsi rivedere dal chirurgo operatore con una radiografia del ginocchio operato dopo 30 giorni e 60 giorni per valutare l’evoluzione della consolidazione dell’osteotomia. Infatti, proprio in base alla consolidazione si deciderà quando abbandonare le stampelle e caricare completamente e quando rimuovere il tutore. Altro controllo dopo 4 e 6 mesi.

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